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Può aiutarmi la Proloterapia?

 

Artrosi, gonartrosi, artrosi lombare, artrosi del polso e s. del tunnel carpale

 

dott. Giuseppe Ridulfo

Artrosi

L’artrosi generalmente è causata del normale invecchiamento delle articolazioni. E’ un fenomeno che si verifica però anche a causa di una notevole quantità di insulti traumatici (fratture, interventi ecc.) o di malattie (artrite reumatoide ecc) che interessano le articolazioni e che in ultima istanza producono tutti lo stesso evento sulle articolazioni che si deformano, perdono il loro rivestimento cartilagineo e diventano più rigide.

Per quanto riguarda l’invecchiamento, però possiamo pensare che quello che avviene all’interno delle nostre articolazioni sia più o meno analogo a quello che accade alla pelle che con gli anni si raggrinzisce, si copre di antiestetiche macchie che ne alterano il colore normale, perde la sua normale elasticità per cui diventa molto più fragile e soggetta a rotture e così via. La differenza è che noi non vediamo quello che succede all’interno del nostro corpo per questo non ce n’accorgiamo.

Possiamo dunque affermare che in linea di massima e fatte salve tutte le eccezioni che vedremo in seguito, che un’articolazione può essere affetta da artrosi e non essere dolorosa. Affermare che un paziente soffre d’artrosi e che per questo sente male è una grossolana approssimazione che andrebbe invece esaminata caso per caso.

L’altra affermazione errata, corollario della precedente, che spesso è fatta anche da persone che lavorano in questo campo specifico è che un paziente artrosico soffre inevitabilmente di dolori per i quali non si può fare più nulla.

Se quindi si accetta che una generica diagnosi di artrosi può essere poco indicativa rispetto a quello che si può o si deve fare il suggerimento che possiamo dare è di andare a cliccare i singoli capitoletti riguardanti l’artrosi come gonartrosi, artrosi della colonna lombare e così via.

In alcuni casi la proloterapia può essere di grande aiuto ma occorre capire esattamente quale sia il problema del paziente.

 

Artrosi del ginocchio o gonartrosi

La gonartrosi accade a causa di una notevole quantità di insulti traumatici (fratture, interventi di asportazione dei menischi, lesioni dei legamenti crociati, obesità ecc.) o di malattie (artrite reumatoide ecc). E’ lo stesso un fenomeno che può anche rientrare nel normale invecchiamento delle articolazioni.

Il problema insorge quando l’artrosi del ginocchio diventa dolorosa e questo fenomeno si verifica piuttosto di frequente perché il ginocchio viene sempre sottoposto a grandi carichi di lavoro per colpa della normale attività quotidiana. Queste ginocchia che sono progressivamente diventate meno adatte a sopportare gli stress quotidiani (salire e scendere le scale, inchinarsi o inginocchiarsi, fare lunghe camminate, ecc.) se sono sollecitate oltre alla propria soglia di tolleranza allo stress diventano dolorose arrivando ad impedire qualsiasi attività.

Le procedure adottate per cercare di alleviare i sintomi sono le più svariate, a volte funzionano bene, altre volte funzionano solo un poco, altre volte ancora non funzionano per nulla; dipende da quanto l’articolazione è rovinata.

Quando l’articolazione è completamente devastata la protesi di ginocchio può essere indicata.

Una procedura molto usata è quella di iniettare all’interno dell’articolazione dell’acido ialuronico che è una parte della cartilagine che tende a ricostruire la cartilagine. L’infiltrazione di cortisone è indicata quando la parte infiammatoria è molto marcata.

Le terapie fisiche (ionoforesi, laserterapia, TENS ecc.) possono essere d’aiuto in alcune fasi della malattia; inoltre ci sono molti farmaci analgesici che riducono il sintomo doloroso.

Quando è indicata la proloterapia?

In molti casi il paziente con sintomatologia grave può migliorare. Il medico dovrà valutare attentamente caso per caso la problematica del paziente; ma in pazienti in cui non si può procedere ad impianto di protesi di ginocchio, in pazienti in cui la protesi di ginocchio non è andata troppo bene, i pazienti con instabilità legamentosa non operabile possono migliorare.

 

Artrosi lombare, lombalgia, mal di schiena.

La lombalgia è il termine medico per indicare quello che popolarmente è chiamato “mal di schiena” e vuol dire esattamente la stessa cosa. E’ sempre e in ogni caso un fenomeno che può rientrare nel normale processo di invecchiamento del corpo umano.

Questo sintomo è molto frequente e diffuso in quasi tutte le fasce d’età. Può verificarsi dopo sforzi più o meno intensi, ma può anche insorgere senza evidenti cause scatenanti. La lombalgia e la lombosciatalgia in una gran maggioranza dei casi sono dovute ad una compressione delle strutture nervose che ci sono all’interno della colonna vertebrale da parte dei dischi intervertebrali (i dischi intervertebrali sono degli ammortizzatori interposti fra una vertebra e l’altra, la loro funzione è di permettere il movimento fra le vertebre e di assorbire i colpi).

Tutti i pazienti con disturbi dolorosi del rachide devono rendersi conto del fatto che una buona postura gioca un ruolo chiave nella salute della loro schiena aiutando a prevenire un peggioramento della situazione e ad evitare le ricadute dolorose. A causa dell’enorme complessità dell’anatomia e della fisiologia della colonna vertebrale, il mantenimento di una condizione fisica il più possibile sana sia nel corpo sia nella mente e nello spirito previene l’insorgenza della lombalgia cronica che può diventare una malattia di difficilissima risoluzione. E’ essenziale pertanto che ognuno si faccia carico della propria sintomatologia e che la combatta con l’aiuto di esperti ma anche con la propria volontà di guarire. Ci sono, infatti, degli errori da evitare: Restare seduti per periodi troppo lunghi aumenta il carico sui dischi intervertebrali: meglio interrompere il lavoro, la guida, gli spettacoli che costringono a più di 2 ore di posizione viziata e fare una breve passeggiata cercando di estendere (piegare all’indietro) la schiena. Piegarsi soprattutto al mattino (rassettare i letti, lavarsi, raccogliere pesi) può riacutizzare anche di molto i disturbi.

L’approccio tradizionale a questo problema consiste nel consigliare al paziente di stare a riposo a letto e di prendere dei farmaci analgesici (di solito i cosiddetti FANS, abbreviazione di Farmaci Analgesici Non Stupefacenti, come nimesulide, salicilati o simili) e miorilassanti. Questo approccio, anche se ha una sua logica, è considerato sempre meno adeguato alle esigenze moderne in cui vogliamo mettere i pazienti in condizione di riprendere l’attività nel modo più celere possibile. È ormai scientificamente accettato che nella lombalgia acuta la manipolazione vertebrale può essere rapidamente risolutiva; il massaggio e le terapie fisiche tradizionali (es. la TENS, abbreviazione inglese di Stimolazione Nervosa Elettrica Transcutanea), possono a loro volta essere indicate, ma devono essere somministrate quando il paziente è in una fase dolorosa; non servono a nulla se usate a scopo preventivo. La correzione posturale e le ginnastiche che tendono a far rientrare la protrusione discale (tipo Mc Kenzie) sono molto efficaci.
L’intervento d’asportazione dell’ernia del disco può essere indicato, quando ci sono evidenti lesioni nervose in atto, ma si tende a realizzarlo sempre meno se il disturbo è costituito unicamente dal dolore. L’infiltrazione peridurale con anestetico e cortisonico può essere rapidamente risolutiva nelle sintomatologie iperacute.

Da ricordare che la sciatalgia acuta se non curata generalmente guarisce in 12-18 mesi.

Lo stato psicologico del paziente gioca un ruolo importante nel manifestarsi dei sintomi: la depressione sicuramente aggrava il disturbo perciò è essenziale che ognuno si faccia carico della propria sintomatologia e che la combatta con l’aiuto di esperti ma anche con la propria volontà di guarire. Il restare a lungo allettati può peggiorare la sintomatologia.

Quando può aiutare la proloterapia?

Tenendo fermo quanto detto sopra si può affermare che la proloterapia è sicuramente una metodica efficace nei pazienti che soffrono di un discreto handicap a causa del proprio dolore e che in conseguenza di questo sono disposti a farsi carico della propria malattia e sono disponibili a soffrire un po’ per avere un miglioramento che si mantiene nel tempo. Le sedute di proloterapia in questo caso sono abbastanza fastidiose e numerose, ma a volte i risultati sono sorprendenti anche per i medici che eseguono il trattamento.

L’indicazione è abbastanza semplice: tutti i pazienti che soffrono di disturbi dolorosi e che non sono guariti in nessun altro modo possono avere un buon vantaggio dal trattamento a patto che siano disposti a subire numerose sedute in cui viene iniettato il farmaco i risultati si vedono dopo 2-3 mesi.

 

Artrosi del polso e sindrome del tunnel carpale

Quando il paziente è affetto da sindrome del tunnel carpale, usualmente si avvertono delle parestesie (formicolio, dolore, intorpidimento) nelle prime 3 dita della mano ed in metà del 4° dito (vedi figura di destra). Il disturbo può essere molto fastidioso , interessa soprattutto le donne e tende a risvegliare le pazienti durante il sonno. Si verifica di solito dopo la menopausa a causa dell'accumulo di liquidi che in questo periodo della vita può colpire le pazienti.

Un aiuto può essere dato dalle manovre che il paziente può effettuare per decomprimere il nervo, come pure dall'evitare procedure che peggiorano la situazione. I lavori in cui il tallone della mano viene compresso sono da evitare, come pure l'uso di strumenti vibranti, trapani e simili.

Si può comprimere le ossa carpali (vedi figura di sinistra) in modo  da concedere maggior spazio al nervo come pure eseguire dei lenti movimenti di flesso estensione del poso.

A volte occorre arrivare all'intervento per decomprimere il nervo mediano che si trova schiacciato fra delle pareti ossee e il robusto legamento trasverso del carpo. L'infiltrazione di cortisone può essere di aiuto per alcuni mesi, ma può essere non risolutiva. Anche le terapie fisiche possono essere di aiuto ma spesso la malattia recidiva.

Quando può aiutare la proloterapia?

La proloterapia può essere tentata per migliorare la forma e la stabilità del polso; è utile soprattutto nell’artrosi ma può essere tentata anche nelle sindrome del tunnel carpale.


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